Il vino è un alimento ma anche una forma di arte; è storia, filosofia, cinema, musica, letteratura e persino scienza, chimica e matematica. Ma c’è un ambito della cultura che più di ogni altro ha subìto la magia del nettare d’uva e ne ha tratto da sempre viscerale ispirazione: la pittura.
Il vino e la vite, infatti, sono stati rappresentati in ogni loro aspetto dalla preistoria ai giorni nostri, dalle scene di vendemmia, ai movimenti conviviali, ai richiami mitologici sacri e profani, ai ritratti e alle scene di genere. Si tratta di temi che hanno avuto grande fortuna nell’arte figurativa e nell’immaginario collettivo, basti citare esempi come il Bacco di Caravaggio e La colazione dei canottieri di August Renoir.
Opere da sorseggiare
Le emozioni che assicura un calice di vino attraverso l’olfatto e il gusto possono essere le stesse, o molto simili, a quelle che ci regala un dipinto attraverso la vista.
Prendiamo per esempio La Gioconda di Leonardo Da Vinci, nota anche come Monna Lisa: con il suo sorriso enigmatico e sfuggente, è sicuramente il ritratto di donna più celebre al mondo. Ebbene, se fosse un vino sarebbe un bianco morbido e rotondo, uno Chardonnay probabilmente, con sentori di vaniglia che indicano un passaggio in legno; oppure un rosso da appassimento, accogliente e ammiccante.
Colori allucinanti, elementi deformati, L’Urlo di Munch è uno dei quadri più famosi di sempre, ma se fosse un vino quale sarebbe? Forse un Aglianico del Vulture, cupo, profondo, austero, come l’atmosfera di questa straordinaria opera d’arte.
La persistenza della memoria di Salvador Dalí, altro dipinto icona, ha al centro della rappresentazione il tempo, il suo scorrere in rapporto all’esperienza soggettiva che ne fa l’essere umano e al permanere della memoria. Quale vino associare? Ovviamente un vino persistente, da invecchiamento, che non tema la sfida del tempo: un Barolo, un Brunello di Montalcino, un Sagrantino di Montefalco.
Un quadro, un vino
Giallo, rosso e blu di Vasilij Kandinskij condensa la sua teoria sulla forza spirituale dei colori e delle forme. L’opera non va intesa come una rappresentazione della realtà visibile, ma come uno “stato dell’anima” espresso attraverso tensioni cromatiche e geometriche. Kandinskij associava il giallo all’energia espansiva, il rosso alla vitalità e il blu alla profondità spirituale: mettendoli in dialogo all’interno di una trama di linee, cerchi e rettangoli, creò un linguaggio astratto volto a suscitare emozioni dirette nello spettatore.
È un dipinto che si presta a interpretazioni variegate, come diverse possono essere le chiavi di lettura e i livelli emozionali che si percepiscono: vale lo stesso per vini complessi come Le Vie dell’Uva Negroamaro Salento IGP, intenso ma composto, con sentori di ciliegia matura, prugna, violetta e lievi note di pepe nero, accenni erbacei e una sfumatura minerale che lo rendono un vino caleidoscopico, oltre che molto versatile negli abbinamenti.