Siena a caccia di tesori

Arti figurative e culinarie a braccetto, da riscoprire in otto itinerari urbani.
Senza rinunciare a un giro nei dintorni su un treno storico

Siena è nota in tutto il mondo. Non solo per il Palio, ma per un complesso di capolavori artistici e... gastronomici. Anzi, proprio i tesori d’arte possono farci da guida per scoprire i sapori antichi. L’ha fatto l’amministrazione comunale, in collaborazione con
SiNutriWells, con il progetto “A spasso tra le ricette senesi”. Otto piatti della tradizione abbinati a otto percorsi a piedi. Le schede, anche in e-book, si possono scaricare o consultare dal portale www.enjoysiena.it. Ogni scheda gastronomica indica ingredienti, apporti nutritivi, proprietà dei cibi e calorie. Ogni piatto è poi legato a un percorso a piedi corredato da mappe disponibili su pc, smartphone e sui social. Dunque, in marcia.

Un campanaro “mangione”
Simbolo di Siena è la Torre del Mangia, che svetta su Piazza del Campo, cuore della città. Secondo la leggenda il nome deriverebbe da quello dato al primo campanaro, Giovanni di Balduccio, che scialacquava tutti i suoi guadagni in bagordi. E qui siamo già al cuore del binomio (arte e palato) che ci guida. Nella Sala dei Nove di Palazzo Pubblico Ambrogio Lorenzetti ha dipinto nel ‘300 una Siena popolata di mercanti e contadini. Ciascuno con i frutti del proprio lavoro: tessuti e spezie dall’Oriente e... maiali di razza cinta senese. Naturalmente la visita del palazzo deve proseguire in tutte le sale del piano nobile con i capolavori di Simone Martini, Duccio di Buoninsegna, Taddeo di Bartolo, Beccafumi e Sodoma. Insomma, un concentrato di bellezza dal gotico al manierismo.

Orfani e ricciarelli
Altro luogo dove si possono ammirare opere d’arte legate all’arte del cibo è il Museo di Santa Maria della Scala. Qui, oltre alla sezione archeologica, ai pannelli e alle statue originali di Fonte Gaia di Jacopo della Quercia, il nostro tema ci porta al Pellegrinaio in cui si ammira uno dei cicli pittorici più importanti e imponenti di tutto il ‘400 italiano, quasi interamente dovuto a Domenico di Bartolo. Gli affreschi narrano la vita quotidiana che si svolgeva qui nel XV secolo. Tra cui il “Pranzo dei poveri” che si teneva tre volte a settimana con prodotti provenienti dalle “grance” (fattorie) proprietà dello “Spedale”. Propaganda ante litteram del cibo a km-0. Bellissimo anche l’affresco con il matrimonio di un’orfana in cui una serva offre agli invitati un cestino di dolci che ricordano molto i ricciarelli di marzapane.

Agnello, pesce, pane e gallette
Scene di banchetti si trovano anche nel Museo del Duomo, che riunisce capolavori pittorici e le sculture originali della facciata della cattedrale. Nella “Maestà” di Duccio di Buoninsegna alcune formelle mostrano tavole imbandite con vivande ancora presenti nei menu locali: agnello, pesce, zuppe, pane bianco e gallette da rinvenire nel vino o nel brodo. Riprodotte anche suppellettili, come brocche in vetro e ceramica invetriata, bottiglie globulari (antenate dei fiaschi) e bicchieri in vetro, prodotte ancora oggi dalle manifatture artigiane presenti sul territorio. La visita non può che concludersi sul Facciatone del Duomo Nuovo, il punto più alto e panoramico dell’intera città.

Una Porta sul Cielo
Da non perdere, il percorso chiamato Porta del Cielo che consente di camminare sopra, dentro e fuori la cattedrale con magnifica vista dall’alto dello stupefacente pavimento a tarsie marmoree. Nel duomo, opere di Nicola Pisano, Donatello, Michelangelo e la Libreria Piccolomini, interamente affrescata dal Pinturicchio. Tornati all’esterno, prendendo la scenografica scalinata che si apre a lato delle absidi, si scende al Battistero di San Giovanni (tappa intermedia, la Cripta) per tornare poi al punto di partenza, Piazza del Campo, e ricominciare verso un altro, meraviglioso angolo di città.

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